Alla Camera e al Senato ci sono due proposte molto diverse sulla cannabis

Alla Camera e al Senato ci sono due proposte molto diverse sulla cannabis

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Alle commissioni Giustizia di Camera e Senato sono in discussione due proposte di legge sulla cannabis: la prima vuole depenalizzare la coltivazione domestica per uso personale, la seconda va invece nella direzione contraria e prevede pene più severe per la detenzione anche nei casi che vengono definiti di “lieve entità”. Entrambe le proposte non sono nuove, ma se ne sta riparlando perché i presidenti di Camera e Senato dovranno accordarsi tra loro per capire quale delle due dovrà avere la precedenza sull’altra.

Sia la proposta in commissione Giustizia alla Camera che quella al Senato intervengono sul Testo Unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope e, in particolare, sull’articolo 73 che persegue le condotte illecite di produzione, traffico e detenzione. Il comma 5 dell’articolo prevede che si applichi una riduzione della pena quando una delle condotte (coltivazione, spaccio o detenzione) può essere considerata di “lieve entità”. La valutazione sull’entità deve tenere conto di alcuni criteri previsti dallo stesso comma 5 e sono: i mezzi, la modalità e le circostanze dell’azione, la qualità e la quantità delle sostanze.

Il testo alla Camera prevede che le persone maggiorenni possano coltivare e detenere per uso personale fino a quattro piante femmine. Si annullano poi le sanzioni amministrative per chi detiene cannabis per consumo personale e vengono diminuite le pene per i fatti di lieve entità facendo una distinzione tra sostanze (fino a un anno per la cannabis e fino a due anni per il resto). Dall’altra parte, il provvedimento aumenta le pene da 6 a 10 anni per i reati connessi al traffico e alla detenzione al fine di spaccio di cannabis, ma non per quelli considerati di lieve entità.

Il disegno di legge sulla cannabis presentato al Senato, invece che ammorbidire le sanzioni, fa l’opposto: interviene sul trattamento sanzionatorio per i casi di produzione, traffico e detenzione di stupefacenti di lieve entità prevedendo pene più severe.

Le due proposte si trovano entrambe in discussione nelle rispettive commissioni Giustizia, ma sono in due fasi piuttosto diverse. Alla Camera, il testo era stato presentato nel dicembre del 2019 da Riccardo Magi di +Europa (e firmato da una ventina di deputati di diversi gruppi parlamentari). Dopo un lungo ciclo di audizioni (febbraio 2020-gennaio 2021) lo scorso settembre la commissione Giustizia aveva approvato una proposta di testo unificato da utilizzare come testo base, abbinando tra loro la proposta di legge Magi e la proposta di legge numero 2965 presentata a marzo 2021 da Caterina Licatini del Movimento 5 Stelle. Attualmente, la commissione Giustizia sta votando gli emendamenti e, come da programma dei lavori della Camera, l’inizio della discussione in aula potrebbe cominciare già il prossimo giugno.

Il disegno di legge sulla cannabis al Senato era stato presentato a fine marzo 2019 dal capogruppo della Lega Massimiliano Romeo ed era stato assegnato lo scorso 22 aprile all’esame della commissione Giustizia. La proposta della Lega costituirà, secondo quanto dichiarato dal presidente della commissione stessa, il leghista Andrea Ostellari, il testo base di altri disegni di legge presentati al Senato sugli stupefacenti.

Con l’assegnazione alla commissione Giustizia della proposta della Lega si è venuta a creare una sovrapposizione tra progetti di legge che trattano della stessa materia e che intervengono (sebbene in modi molto diversi) sullo stesso articolo del Testo Unico: tecnicamente questa situazione viene definita di “concorrenza di iniziative legislative”. I regolamenti di entrambi i rami del parlamento stabiliscono però che non si possa procedere all’esame di un progetto di legge che ha «un oggetto identico o strettamente connesso rispetto a quello di un progetto già presentato» nell’altra camera. Quando questa situazione si verifica, cosa che sta appunto accadendo sulla cannabis, l’unica soluzione è che i presidenti di Camera e Senato, dunque Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati, trovino tra loro una «possibile intesa».

Come spiega al Post Riccardo Magi, la «possibile intesa» fa a sua volta riferimento a una prassi parlamentare che dovrebbe dare la priorità non tanto alla proposta che è stata presentata per prima, come ipotizza lunedì Repubblica (in questo specifico caso si tratterebbe di quella della Lega), ma al ramo del parlamento che si trova in una fase di lavoro più avanzata. Alla commissione Giustizia del Senato non sono ancora iniziate le audizioni, non c’è un testo base, e non sono stati né presentati né discussi gli emendamenti.

Lo scorso 10 maggio, Magi aveva sollecitato con una lettera il presidente della Camera Fico a intervenire per chiedere il rispetto dei regolamenti parlamentari. Repubblica dice che Fico ha scritto a Casellati chiedendo che venga data priorità alla proposta sulla depenalizzazione in discussione alla Camera, ma non sembra ancora esserci stato un accordo.

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